Via per Franco. Nuova apertura in Dolomiti.

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C’è ancora spazio per vie nuove di difficoltà contenute in Dolomiti? A quanto pare si. Si tratta di posti remoti, con lunghi e ghiaiosi avvicinamenti e roccia marcia? No, stando a quanto hanno dimostrato Nicola Tondini e Piergiorgio Lovati con l’apertura, nell’estate del 2013, di una nuova via sulla bastionata basale del Sass Dales Diesc, in Val Badia.

Nel racconto di Piergiorgio il ricordo di questa esperienza, e di un amico che non c’è più.
” Esiste ancora almeno un angolo di questo meraviglioso mondo dolomitico a mezz’ora di sentiero dagli impianti con spazio per  un’altra decina di vie di 2-300 metri di sviluppo su roccia complessivamente buona. La parete, evidentissima sopra il pianoro detto Parei Sotsas, si raggiunge seguendo il sentiero 15b che dal Santuario di Santa Croce porta alla Grotta della Neve. Il luogo è bucolico, fresco ma riparato dal vento. Attraversando sotto questa parete salendo da Spescia a Santa Croce (bella escursione) in più occasioni mi ero chiesto se proprio nessuno avesse provato a salirla e allo stesso tempo ero incerto sulle difficoltà e qualità della roccia che la parete avrebbe presentato.

Alla fine mi risolsi a coinvolgere Nicola Tondini, che oltre ad essere guida alpina e un macinatore seriale di salite dolomitiche è anche un amico e ha sempre passione ed entusiasmo per questo tipo di salite esplorative.
Un consulto con le guide della Valle ci confermò che sebbene la parete non fosse passata inosservata, alla data ancora non si aveva notizia di tentativi, quasi sicuramente perché la zona è terreno di gioco dei forti che si dirigono alla più difficile e nota parete del Ciaval.
Un veloce sopraluogo confermò che, almeno nella parte più bassa, la qualità della roccia era buona. Senza altri indugi quindi, al primo buco tra i molti impegni di Nicola, radunammo il materiale (chiodi, spezzoni di cordini, protezioni veloci, martelli e un utilissimo kevlar da 60metri) e ci trovammo in breve, grazie alla comoda seggiovia (i  puristi probabilmente non hanno mai portato un sacco da apritori), alla base della parete.
Tra le varie molte linee possibili, spinsi per la scelta di quella che   sembrava la più facile, piegando a più miti ragioni uno scalpitante Nic che già ci immaginava lanciati su pilastri lisci e pareti strapiombanti.
Attaccando dal punto più alto delle ghiaie e salendo a tiri di 30metri, ci trovammo impegnati in un gioco affascinante: Nic a scegliere la linea migliore, io a rinforzare i punti di ancoraggio e scovare clessidre sfuggite anche all’occhio del più esperto capocordata e pulire dagli inevitabili detriti la via che si delineava man mano.
Tiro dopo tiro, non senza un poco di sorpresa per l’altezza della parete che dal basso stimammo minore, guadagnammo le ghiaie delle zoccolo intermedio dopo ben 9 tiri per 300 metri di arrampicata. Più del Trapezio del Lagazuoi e in certi punti con roccia di simile qualità.
Tornati a valle per un lungo e selvaggio giro per cenge da camosci,note ai cacciatori e alle guide di casa (grazie Ingo), ripensando alla via salita e comparandola con altre classiche della zona ci convincemmo che ‘la nostra via’ non fosse meno piacevole o interessante. Da qui la decisione unanime di attrezzarla in maniera da poter incoraggiare le ripetizioni.
Compimmo quindi nella stessa settimana un secondo giro sulla via, migliorando la pulizia e aggiungendo chiodi e clessidre di passaggio.Già che c’eravamo, decidemmo anche di attrezzare la discesa in doppia per evitare il lungo giro fatto in occasione della prima discesa.

Ora la via si trova quindi completamente attrezzata, sempre in ottica classica. L’uso di protezioni veloci e una certa esperienza alpinistica restano necessarie, ma l’ingaggio è molto più contenuto che sulle adiacenti vie storiche e moderne del Sass Dla Crusc. La difficoltà massima è un bel V+ e la roccia, a parte un unico tiro che dovrebbe migliorare con le ripetizioni, è da buona a ottima. Un paio di ripetizioni già fatte a breve distanza dall’attrezzatura da amici hanno confermato difficoltà e interesse complessivo della via. Restava solo da trovare un nome per la via appena completata. Mentre battevo l’ennesimo chiodo, fissando l’attenzione sul  martello che stavo usando, ricordo di un amico scomparso, fu d’improvviso tutto evidente: la via andava dedicata alla memoria di Franco Forloni, mio primo e indimenticato compagno di cordata”.

Via per Franco, bastionata inferiore del Sass Dales Diesc, 300m V+. Nicola Tondini (G.A.), Piergiorgio Lovati (CAI Parma), Agosto 2013.

Scarica la relazione della via.