Water Climbing School: via L’Nein

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Continuiamo con i racconti di chi ha vissuto l’esperienza dell’arrampicata sotto la pioggia.
Questa volta è Vito a parlarcene…

Water climbing school #2 – Meisules Sella, via L’Nein

“Le placche di L’Nein mi avevano già respinto una volta, quando qualche anno fa ci avevo provato con altri due amici e le avevamo trovate troppo poco protette per noi: umiliante ritirata dalla sosta del secondo tiro! Questa volta però vado con Tondini, quindi nessun dubbio che la via si fa e ce la si gode. Ha fama di essere una entusiasmante arrampicata, così dice Rabasner, nello stile che più mi piace: placche di V+ e VI, tutta tecnica, movimenti delicate, senza mai forzare.

Le previsioni portano pioggia alle 11.00, in una stagione in cui non è che ci abbiano preso molto …insomma partiamo presto e alle otto attacchiamo. Molto eccitato, non vedo l’ora di risalire le placche nere che si vedono dal basso.

I primi due tiri facili, il bello inizia dal terzo. E però già al primo tiro un passaggio dato II o III mi impegna non poco…iniziamo bene!
Comunque il primo tiro si fa, ma proprio mentre Nicola sta finendo il secondo tiro arriva la pioggia! Che sfiga, mi dico, questa via non è proprio destino che io la faccia. Dalla sosta del secondo tiro ci si cala con una sola doppia, quindi immagino che la giornata finisca lì! Insomma arrivo in sosta sotto la pioggia e sono sicuro che stiamo per attrezzare la doppia. Invece con molta tranquillità Tondini propone di continuare…”magari smette” dice lui. Vabbè, dico: non ci credo molto ma non è che posso tirarmi indietro.

Il terzo tiro inizia con uno strapiombetto: le prese bagnate danno l’impressione di sfuggire, c’è anche una pinzata,  le stringo come  un forsennato  e mi stanco un sacco. Non sto arrampicando bene, me ne rendo conto, vado più di forza e quasi sempre in apnea! Insomma con molta fatica faccio il tiro sotto la pioggia che intanto è aumentata! Arrivando in sosta immagino a questo punto che non ci sia più dubbio sul tempo e che quindi ci si debba attrezzare per scendere.

Evidentemente Tondini ha altri piani: “pian pianino si va…”, dice. Sarà. Anche ora non ci credo molto ma non è che posso tirarmi indietro. Ora inizia la parte più bella della via: una placca di roccia nera compatta che permette un’arrampicata molto tecnica e mai sostenuta. Entusiasmante appunto. In condizioni normali però, quando ti fidi dei piedi e puoi dosare la forza sulle prese. Con la pioggia invece tutto sembra più aleatorio: all’inizio non ti fidi delle scarpette, strizzi senza pietà tutte le prese e opti sempre per le soluzioni più fisiche e meno tecniche.

Poi, man mano che scali, cominci a fidarti. Innanzitutto dei piedi: con sorpresa scopro che anche l’aderenza è possibile sul bagnato.  Quanto alle prese, è vero, occorre stringere un po’ di più, ma tutto sommato è possibile anche in questo caso dosare la forza.  Insomma dopo una prima fase fatta in apnea inizio a rilassarmi e a scalare come piace a me: godendomi il movimento e cercando di forzare il meno possibile.  Le placche sono davvero belle e le diverse sequenze di movimenti sono stupende.

Finiamo la via abbastanza rapidamente e con 4 doppie siamo giù. Insomma tutto è stato molto semplice e anche piacevole. Ma perché davanti c’è Tondini…nel mondo reale mi sa che le cose sono più complicate…
Comunque una bella lezione sulle placche delle Meisules: se sei in parete e inizia a piovere, niente panico. Se puoi scendere agevolmente, bene. In caso contrario, lascia che la roccia si lavi ben bene e poi continua a scalare. Basta rilassarsi e prestare un po’ più di attenzione. Poi, pian pianino, si va su…”.