Monte Bianco: la storia del mitico Rod

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Ancora una storia dal Monte Bianco…E questa volta Tom riesce veramente a emozionarci.

“Vi racconto la storia del mitico Rod: classe 1937, 76 anni di vita, Rod viene dalle terre dell’Inghilterra rurale, un tripudio di rigogliose silvestri vallate sventrate da “Crags”, le falesie rocciose. Ed è proprio la roccia della sua terra che ha ammaliato il vecchio Rod tanto da indurlo ad intraprendere studi di geologia.
A metà degli anni 50 scopre l’arrampicata e le protezioni “a pietra” con corda di canapa legata in vita: alla base delle Crags Ron selezionava le pietre di varie misure e le stoccava in un sacchetto simile a quello che usiamo oggi per il magnesio, poi, arrivato nel punto difficile le infilava dentro alle fessure e le batteva dentro con il martello per poi passarne attorno una fettuccia, moschettone e canapazzo…evviva!
L’amicizia con il coinquilino universitario di geologia e la condivisione della passione arrampicatoria  lo hanno proiettato al centro dell’evoluzione alpinistica britannica alla fine degli anni 50: già allora Ron scalava il VII grado!!!(Ma quindi gli inglesi hanno preceduto i continentali eccetto per G.B. Vinatzer???).
Poi negli anni 60 arriva per Rod il periodo alpinistico: sua maestà permetteva ai sudditi di espatriare con un importo di valuta non superiore ai 40 pounds, quindi il numero di birre per festeggiare le ascensioni sul Monte Bianco erano centellinate.
Era l’incredibile momento storico in cui in una mano si aveva la piccozza e nell’altra un pugnale. Il senno di poi non giustifica la sorprendente incomprensibilità di quell’anfratto storico!!!
Passano gli anni e nel 2014 mi trovo di fronte il vecchio Rod che mi dice:
“I’m fighting every year more and more against the deterioration of my body”.
Immaginatevi di essere una guida alpina cui dicono che la settimana successiva porterà in giro un cliente di 76 anni. Non sapendo la storia che è di lui ho raccontato ero molto preoccupato.
Poi è stato uno sguardo, un’occhiata di stima su come posizionava i ramponi, e solo stima, affetto per tanta tenacia.
Ho scalato con lui vette sperdute e sconosciute alla grande massa degli alpinisti del Monte Bianco (Aiguille du Tour Noir e Aiguille du Moine), ho battuto traccia verso couloirs reconditi e ho discusso con lui, il grande Rod, ogni aspetto della ascensioni trovando un compagno esperto e preparato.
Chissà che l’anno prossimo possa aiutarlo ad esaudire il suo sogno: la traversata Leone-Honrly sul Cervino e chissà se poi si metterà tranquillo!!!
Intanto enorme stima!
La vecchiaia si può combattere con la tenacia, la perseveranza e l’allenamento.
Grandi insegnamenti!
Thank you, Rod!”

E grazie a te, Tom.