La Bestiaccia

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La zecca è un animale fastidioso, quasi invisibile e, nei periodi più caldi dell’anno, praticamente onnipresente. Quando si va a scalare, tra cespugli e sottobosco, il pensiero di ritrovarsela attaccata addosso è abbastanza ricorrente. Un pensiero davvero ‘fastidioso’! Per me, la zecca è proprio una bestiaccia: ne percepisci continuamente la presenza, ma il più delle volte la bella stagione passa senza che se ne sia mai palesata una.
Così è “La Bestiaccia”, 8C di 55 metri su roccia strabiliante: un pensiero ricorrente, a volte fastidioso, sicuramente pressante. Almeno fino a due settimane fa 🙂

La storia di questa via comincia negli anni ’80 quando, insieme al Lele, Coltri e Laiti, si andava a scalare al Sengio. Avevo individuato questa linea bellissima su un muro stupendo e mi dicevo: ‘qui sarebbe da chiodare un tiro davvero incredibile!’. Ma i tempi, allora, non erano ancora maturi e lasciai perdere.
Il pensiero di quel muro non mi ha mai abbandonato. così, nel 2001, ci tornai per chiodare: in due giorni avevo finito di realizzare quella che, per me, è una delle più belle vie di arrampicata sportiva che abbia mai chiodato. Un muro leggermente striato, grigio-azzurro e giallo, alto 55 metri. Un viaggio indimenticabile!
Cominciai a provarla e subito liberai la prima parte: 35 metri, 8a+/b.
Poi lasciai stare per molto tempo, dedicandomi ad altri progetti. Ma la “bestiaccia” era sempre lì, una presenza fastidiosa e insistente…non c’era verso di scacciarla! Mi ronzava sempre in testa.
Dovevo liberarmene. Dovevo liberarla.
Dopo il 2001, le mie apparizioni al Sengio furono sporadiche: in un paio di occasioni sono riuscito a sfiorare l’appiglio”incriminato”, poi niente. Tornavo a casa con le orecchie basse.
Fino a due settimane fa: in una primaverile’ giornata di inverno, con un cielo perfettamente azzurro ed un sole che incoraggiava all’impresa, ho finalmente superato l’appiglio incriminato, proseguendo il mio incredibile viaggio, fino alla catena.
Me ne sono liberato, l’ho liberata!
Un grazie speciale va alla mia Claudia, che ci ha sempre creduto, anche più di me 🙂

Nicola Sartori