Nulla è impossibile, se ci credi davvero

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Simone Salvagnin e Urko Carmona sono passati a trovarci qui al King Rock la scorsa settimana. E’ stata una visita improvvisa, ricavata dai loro mille impegni in giro per il nord Italia.
Come molti sanno, Simone Salvagnin è affetto da una malattia degenerativa della retina che lo ha colpito all’età di 14 anni e che lo ha reso quasi completamente cieco. Urko, invece, ha dovuto subire l’amputazione di una gamba a soli 15 anni, a causa di un incidente stradale.
Oggi Simone e Urko sono due persone adulte che non hanno mai rinunciato ai loro sogni, nonostante tutto questo. In tutti questi anni hanno continuato ad arrampicare, ottenendo risultati davvero straordinari nella loro categoria: Simone è campione di arrampicata sportiva (ha vinto un oro e un bronzo ai mondiali di Arco 2011 nella categoria paraclimbing non vedente B2) e Urko ha vinto numerosi campionati del mondo di difficoltà, un campionato del mondo boulder, uno europeo, uno spagnolo, ricevendo l’ambito riconoscimento Arco Rock Legend 2014. Insomma, sono due che arrampicano forte 🙂
Per me non è mai facile presentarli. Riassumere la loro vita in 3 minuti di convenevoli, raccontare ai presenti cosa è successo loro quando erano ancora ragazzini…mi mette sempre in difficoltà, perchè mi sembra di non essere abbastanza rispettoso nei confronti del loro vissuto.
E invece, ogni volta, dall’imbarazzo mi tolgono loro, scherzando sulle loro disabilità in modo del tutto spontaneo. E ogni volta l’ambiente si accende e si scalda con sonore risate, quasi liberatorie.

Ebbene, quella di martedi scorso è stata una serata davvero speciale. Mentre scorrevano immagini delle loro performance, abbiamo parlato di arrampicata, ma non solo: abbiamo parlato di come ci si sente quando le cose si “mettono male”, quando, cioè, la perdita della vista o l’amputazione di una gamba fa saltare in aria tutti i progetti, rendendo tutto molto difficile, se non impossibile.
La difficoltà, afferma Urko, deve essere prima di tutto “sfogata”, perchè è inevitabile che qualcosa non tornerà mai più come prima. Quindi, bisogna prima disperarsi, per far posto all’accettazione. Proprio così: accettazione, che non vuol dire rassegnazione.
“L’accettazione ti fa rimettere l’imbrago, impastare di nuovo le mani nella magnesite e riprendere in mano i progetti là dove erano rimasti”. Fondamentale, il sostegno degli affetti e degli amici.
Intorno, silenzio. Un’attenzione quasi ipnotica era tutta concentrata sulle loro parole, nella più totale incapacità di immaginarsi nei loro panni. Al punto da non fare domande, forse per paura di ferire, o di essere banali, o inappropriati.
Ad un tratto, netta e chiara, è arrivata la fatidica domanda: ‘come avete fatto ad accettare e a superare tutto questo? Dove la trovate, la forza, ogni giorno?’
E altrettanto chiara, semplice e disarmante nella sua bellezza, è arrivata la risposta di Simone: “per superare le difficoltà occorre essere curiosi, leggere, ascoltare, parlare con le persone, avere la mente aperta, lasciarsi volere bene.E non smettere mai di sorridere alla Vita.
Si può diventare ciechi a causa di una malattia, o camminare con un paio di stampelle per via di un incidente. Tutto può accadere, purtroppo. Ma, qualunque cosa accada,  la vita ci viene a prendere e ci rimette lungo il cammino che avevamo cominciato. E’ lei che ci fa accettare e superare le difficoltà, ricordandoci che il cammino che avevamo cominciato è tutto nostro, lo abbiamo scelto noi.
E dobbiamo percorrerlo, fino alla fine”.

Luca Montanari.