L’arrampicata: una soddisfazione a portata di mano

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Si chiama Alessandro Bordini. Ha 31 anni. 7 anni fa ha perso la vista in un incidente. La sua vita è cambiata. E lui ha saputo cogliere tutta la positività possibile.

Lo scorso 15 maggio Alessandro si è buttato in una nuova avventura, per testimoniare ancora una volta che si deve provare. Perché ne vale la pena. Il 15 maggio Alessandro era a Mezzolombardo, in Trentino, per partecipare come atleta alla prima gara speed di Coppa Italia Paraclimbing, nella categoria B1 (atleti ciechi). Era la sua prima gara e il distacco dal vincitore è stato di quasi un minuto (12,81 sec. il tempo di salita di Matteo Stefani; 61,30 quello di Bordini). I due viaggiavano su livelli completamente diversi. Eppure erano presenti alla stessa gara. Anzi, erano gli unici della loro categoria. A testimoniare che, “purtroppo”, come sottolinea Alessandro, “la gente non vedente o con altre disabilità se ne sta chiusa nel proprio guscio”. Quel giorno il neo atleta veronese ha sfidato se stesso, l’imbarazzo, ed è stato sostenuto, a sorpresa, da un pubblico incredibile. “Nonostante facessi ridere, per la lentezza con cui salivo, la gente mi incitava tantissimo”.

Tutto ha avuto inizio il 21 febbraio, durante l’evento nazionale di “Contatto verticale”, un’iniziativa organizzata da Pietro dal Prà, che ha dato l’opportunità ai non vedenti di provare l’arrampicata sportiva in 10 palestre d’Italia. A Verona, presso la palestra King Rock,  erano una ventina gli aspiranti arrampicatori, tra i quali Alessandro. “E’ stato il giusto stimolo per riprendere questo sport che qualche anno fa avevo provato e mi aveva incuriosito molto”. Lui, che nel frattempo ha provato molti altri sport da ipovedente, tra cui sci, snowboard, tandem, surf da onda, è tornato al vecchio amore. “Nell’arrampicata mi piace che ci sia il contatto in ogni istante”, ci svela. “E poi non perdi mai la direzione, perché l’unico obiettivo è salire e raggiungere la cima”. Questo è il concetto essenziale dell’arrampicata. “Alla portata di tutti”. Sì perché in pochi minuti e in tutta sicurezza puoi gridare “ce l’ho fatta!”. E’ una “soddisfazione a portata di mano”. Inoltre, è uno sport che a differenza di altri non occorre adattare ai non vedenti. L’imperativo, quindi, è “provare”.

Questo è stato lo spirito che ha condotto Alessandro a partecipare alle competizioni di un circuito nazionale. “Voglio sensibilizzare le persone, vedenti e non vedenti, perché capiscano che senza vista si può fare tutto”. Un motivo in più per sfruttare gli altri sensi. “Si abusa del senso della vista e non si considerano tante altre cose”.

Ora il sogno di Alessandro è quello di allenarsi con più costanza e di trovare un compagno di cordata che lo accompagni in questa nuova avventura.