SERATA VIRE LES DOLOMITES – Messner Mariacher Gietl Tondini

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Una tavola rotonda di grandi nomi ripercorre e celebra la storia del Sass dla Crusc. Reinhold Messner, Heinz Mariacher, Simon Gietl e Nicola Tondini si sono riuniti in Val Badia, dando vita a una serata davvero ricca di emozioni.

Nomi che non hanno bisogno di presentazioni: Reinhold Messner, alpinista, esploratore e scrittore, famosissimo per le sue imprese in Himalaya e per aver riportato in auge, negli anni ’60, l’alpinismo in arrampicata libera; Heinz Mariacher, uno dei più forti arrampicatori austriaci degli anni ’70 e ’80, noto per le sue vie nuove aperte in Marmolada, per le sue solitarie sulle vie più difficili del momento tra le quali la Cassin, la Comici e la Egger sulle tre cime di Lavaredo e per l’impulso dato all’arrampicata sportiva in Valle del Sarca insieme a Manolo e Roberto Bassi; Simon Gietl, giovane alpinista altoatesino noto per le sue imprese in Patagonia, Dolomiti, Groenlandia e Himalaya. E infine, il nostro Nicola Tondini, famoso nell’ambiente dell’alpinismo per le sue vie aperte su molte pareti delle Dolomiti e in particolare sul Sass dla Crusc.

La serata è serena, pacata, dall’atmosfera intima e rilassata, con un pubblico numeroso e partecipe. Reinhold Messner introduce la storia del Sass dla Crusc, ricordandone la particolarità: un contrasto netto tra “orizzontale”, con gli estesi prati della Val Badia, e “verticale”, con la muraglia di roccia che si alza di colpo. Questo posto non è stato mai considerato fino agli anni ’50, perchè si era concentrati su altre cime, ma anche per la sua particolarità di essere troppo facile da un lato e troppo difficile dalla parte della muraglia, con evidenti difficoltà di protezione rispetto a pareti come le cime di Lavaredo o la Roda di Vael.

Dopo gli anni ’50, il Sass dla Crusc ha cominciato ad attirare l’attenzione degli alpinisti fortissimi del tempo: Livanos e Mayerl, e subito dopo Reinhold Messner, che alla fine degli anni ’60 passava sulla celebre placca del Pilastro di Mezzo creando un capolavoro e diventando, così, leggenda.

Heinz Mariacher negli anni ’70, che ha rilanciato il Pilastro di Mezzo riportandolo alle luci della ribalta come una via tra le più difficili in assoluto, caratterizzata da una arrampicata – la sua -molto tecnica. Qui, Mariacher ha aperto 3 nuove vie e ha ripetuto quasi tutte quelle che erano state realizzate in quegli anni. Insomma, per lui una “seconda Marmolada”!

Negli anni ’80 apre la “diretta al Grande Muro” il forte e poco conosciuto alpinista austriaco Albert Precht. Ad oggi, ancora una delle vie più belle di tutte la parete.

Gli anni ’90 a Sass dla Crusc sono stati gli anni di Christoph Heinz, che ha chiodato una delle vie più difficili: Mutschlechner-Grossrubatscher Memorial.

Nicola Tondini ha conosciuto Sass dla Crusc molto presto, a soli 18 anni, grazie ad un amico che lo ha iniziato a vie di questo tipo, cominciando con il Diedro Maier e Grande Muro. Panorami pazzeschi, roccia strepitosa e possibilità di esprimersi al meglio. Da qui all’esigenza irrefrenabile di “lasciare il segno”, il passo è stato breve. Oltre ad aver ripetuto vie con clienti, Tondini ha chiodato tre vie nuove, tra cui Quo Vadis, la più dura della parete, celebre per un’arrampicata molto impegnativa e tecnica.

Una firma significativa l’ha lasciata anche Hansjörg Auer con una via diretta a destra del Diedro Mayerl.

Infine, Simon Gietl, classe 1984, si è affermato per le ripetizioni di quasi tutte le vie della parete e per aver aperto due vie nuove sul margine destro della parete ed una importante su Sasso Cavallo, creando una direttissima.

La storia di Sass dla Crusc continua e si arricchisce di preziosi segni che contribuiscono a renderlo celebre e unico: di generazione in generazione, infatti, ogni alpinista forte vuole lasciare la propria traccia su un posto che è sempre un gran banco di prova per chi vuole mettersi in gioco. Un bel riscontro per i grandi del passato e, soprattutto, un bel messaggio per i giovani alpinisti emergenti, che continuano a rimanere affascinati dalla storia e vogliono dare il loro contributo sul fronte delle grandi classiche,

La serata a La Villa è stata davvero emozionante: tutto è stato curato nei minimi dettagli, la partecipazione delle persone è stata calorosa e avvolgente, molti arrampicatori di passaggio si sono fermati, presenti quasi tutte le guide della valle. Tutti stretti intorno a quattro grandi alpinisti che si sono rivelati nella loro semplicità, voglia di stare insieme e di raccontarsi, in amicizia.

“Io penso di essermi goduto un Messner diverso dal solito”, racconta Nicola. “Lui ci teneva molto a questa serata. Insieme, abbiamo guardato i video del passaggio Messner che qualche anno fa avevo filmato. Mentre glielo spiegavo, notavo la sua curiosità. Il suo commento, alla fine, è stato: ‘sembra proprio una danza!’.

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