Questioni internazionali – Racconto di Tommaso Dusi

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QUESTIONI INTERNAZIONALI

Per una guida alpina che svolge da vari anni la sua attività estiva sulle Alpi occidentali è inevitabile notare delle differenze culturali tra Italia, Francia e Svizzera.
In un’Europa dove grazie al trattato di Schengen vige la libertà di circolazione di persone, paradossalmente, si risvegliano ottusi sentimenti di nazionalismo che ripercorrono, anche nella relazione lavorativa tra guide alpine, i più banali stereotipi, pregiudizi e luoghi comuni.
Tentando di scrollarmi questi sentimenti obsoleti e viscerali di dosso, vorrei affrontare -da europeista convinto- alcune questioni che mi hanno toccato personalmente in questi anni.

L’EUROPA UNITA

Nel paradiso e parco giochi alpinistico di Chamonix il mercato delle ascensioni alpine si suddivide in modo molto curioso.
Da un lato vi è la grande Compagnie des Guides de Chamonix che principalmente controlla il proprio mercato nazionale.
Tuttavia, la maggior parte del mercato alpinistico è detenuto dal potere economico imperialista di sua maestà la regina Elisabetta.
Le comunità nazionali si dividono tra quella francese fedele alla Compagnie che é composta da guide galliche (io sono un buon amico dell’unica guida straniera che è socia: lo spagnolo Simon Elias) e dal resto della comunità internazionale divisa tra inglesi (che principalmente stanziano a Les Houches), ispanici (Spagnoli e Latino Americani di istanza a Vallorcine) e pochissimi italiani (la maggior parte sono oltre-tunnel a Courmayeur).
Gli inglesi con il loro monopolio del mondo dei tour operators attirano tutto il ricco mercato di Gran Bretagna, Irlanda, Nuova Zelanda, Australia, Hong Kong e Stati Uniti.
I francesi, anche loro molto colonialisti, non vedono certo di buon occhio questa invasione.
Ecco quindi che il lavoro da guida alpina nel loro territorio è ora subordinato all’espletamento di rognose pratiche burocratiche.
Tuttavia dopo la Brexit qualcosa certamente è cambiato: il potere d’acquisto anglosassone è diminuito notevolmente tanto da mettere in crisi molte agenzie; lo stesso senso dell’ospitalità europeo si è incrinato. Scendevo dal Monte Bianco nella funivia del Bellevue e si ironizzava con gli inglesi: “Anche se voi non volete essere in Europa siete sempre i benvenuti qui!”
Ho incontrato inglesi molto tristi che mi hanno detto che quel maledetto referendum ha rubato il loro senso di identità e di appartenenza al continente.
Gli scozzesi rimangono per me sempre dei simpatici e buoni fratelli comunitari.

CORDATE DELL’EST

Le cordate dell’est si possono riconoscere da lontano perché sono sempre numerose, colorate con variopinti indumenti della fine degli anni 80, scarponi di plastica viola Koflach ed attrezzatura vintage.
All’inizio della mia esperienza alpina occidentale ero molto preoccupato della loro sicurezza ma ora vedendoli riottosi ai consigli  li considero semplicemente come mine vaganti.
Il loro sistema di legatura su ogni terreno alpino (cresta, pendio, canale e ghiacciaio) consiste nel legarsi in gruppi sempre superiori a sei persone, a distanza di almeno 10 metri tra loro, con in mano un’altra decina di metri di corda in una disordinata matassa. Ne deriva che in caso di caduta di uno dei membri della cordata è inevitabile che tutti gli altri vengano trascinati verso l’oblio essendo impossibile una trattenuta senza la corda tesa.
Non resta che osservarli con estrema attenzione ed evitare di trovarsi nella traiettoria di una loro potenziale caduta.

OSPITALITÀ ITALIANA E PREZIOSISSIMA ACQUA

Spezzo una lancia a favore dell’Italia perché siamo un popolo la cui ospitalità – ed in certi aspetti onestà – ci distingue dai nostri vicini alpini.
Quasi 10 anni fa il gestore del rifugio Guide d’Ayas sul Monterosa si è inventato l’aperitivo delle guide: prima di cena offre un bicchiere di vino e delle tartine alle guide presenti che hanno così modo di conoscersi e confrontarsi sulle condizioni delle ascensioni da affrontare l’indomani.
Orbene, ancorché questa tradizione si sia diffusa anche in Francia e Svizzera, la qualità del servizio e del prodotto è davvero diversa. Attenti che ora sto generalizzando ma l’impressione è che la tradizione Italica sia mossa da uno smaliziato senso di ospitalità mentre quella Gallica ed Elvetica più da logiche di convenienza economica.
Al Monterosa Hutte svizzero mi è capitato di essere l’unica guida: niente aperitivo.
Tralasciando l’indiscussa bontà del nostro cibo, questa mia sensazione è suffragata dal fatto che nei rifugi italiani offrano sempre il bis di cibo e pane, ma soprattutto di acqua.
Il business dell’acqua è imponente: si tratta di un bene essenziale a cui l’alpinista non può rinunciare.
Una bottiglia nei rifugi Gouter e Tete Rousse e nei rifugi svizzeri arriva a costare 10 €.
La rinuncia a questo business da parte degli italiani è un indiscusso segno di generosa civiltà.

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Tommaso Dusi – Pointes Doren

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Santa Giuliana – Dolomiti

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Poccia – Val d’Annivers

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Ombra greca alla brace – Kalymnos

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Morgendammerung – Uber Matterhorn

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Massif du Monte Blacn – Aguillette de les Houches

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Giallo – Les Houches