Quo vadis, Alpinismo? Ovunque, se si è “cercatori di infinito”!

Alpinismo, Arrampicata | Commenti disabilitati su Quo vadis, Alpinismo? Ovunque, se si è “cercatori di infinito”!

Haus Sexten, 8 giugno, ore 20. La sala è gremita di gente. Un gran bel riscontro, considerata la natura piuttosto “tecnica” della conferenza, o quantomeno poco accessibile ad un neofita del mondo della montagna e dell’alpinismo.
Hansjörg Auer anima subito la serata raccontando alcune sue salite in Himalaya, i progetti in essere e quelli futuri. Auer è reduce da un tentativo sul Masherbrum, una delle pareti himalayane più difficili in assoluto e, quindi, uno dei progetti più pazzeschi che siano mai stati messi in cantiere. Basti pensare di mettere sopra la parete nord dell’Eiger l’intera parete del Cerro Torre aggiungendoci 7400 mt di quota, per farsi un’idea di cosa voglia dire tentare di scalare questa montagna. Dopo un primo tentativo, sta valutando di replicare.
Subito dopo è la volta di Nicola Tondini, che racconta della sua vita di alpinista “non a tempo pieno” come lui stesso definisce, diviso tra lavoro e famiglia. Tuttavia, non manca mai di mettersi in gioco sulle Dolomiti, sia in estate che in inverno, aprendo nuove vie o ripetendo, nella stagione più impegnativa, vie difficilissime e, pertanto, poco ripetute (come quelle sulla nord ovest del Civetta). Prima di parlare del suo ultimo progetto appena conclusosi su Cima Scotoni, ci tiene a fare una dovuta digressione sul percorso che lo ha portato fino a lì.

monte cimo
Questo percorso è partito dal Monte Cimo, in Val d’Adige, che lui stesso definisce un vero e proprio “laboratorio dell’alta difficoltà”, dove si è messo in gioco cercando di aprire vie solo in libera, senza resting su cliff tra una protezione e l’altra per riposare. E’ così riuscito a vivere delle grandi avventure anche utilizzando protezioni sicure come gli spit. Il risultato delle salita non era mai scontato. 
Per Nicola, il concetto di alpinismo sta proprio in questo: andare alla ricerca dell’arrampicata libera senza nessun compromesso, senza aiuti artificiali, per vivere l’avventura affrontando un terreno sconosciuto attraverso uno stile che non garantisce una possibilità di uscita (o di successo) a priori. Tutto questo richiede una grandissima preparazione tecnica, fisica ma soprattutto mentale, per mettere in pratica uno stile dove non si vuole ricorrere all’artificiale (o concedersi la possibilità di resting su cliff tra le protezioni) e dove si vuole ricorrere il meno possibile all’utilizzo degli spit. Sì, perchè lo stile più puro è quello di aprire una via utilizzando solo ed esclusivamente protezioni tradizionali, salendo on sight e in un’unica soluzione.
Parallelamente al Monte Cimo, è iniziata la sua ricerca di itinerari nuovi sulle Dolomiti e delle 20 vie da lui aperte in Dolomiti, alcune sono state realizzate proprio in questo modo: nello stile più puro. Altre, invece, data la difficoltà sempre crescente (linee tra il 7b e l’8b), hanno reso necessari dei compromessi, come l’impiego di cliff per chiodare, ma sempre evitando di passare in artificiale o fare resting. Se poi è stato necessario l’impiego di qualche spit, ciò è successo solo perchè non c’erano alternative: infatti, gli spit sono presenti solo su 6 vie e se ne contano 16 su ben 80 tiri (la somma dei tiri di queste 6 vie)!
Alla domanda se fossero pochi o tanti, Tondini risponde che per la sua idea di arrampicata, anche un solo spit è sempre di troppo. L’obiettivo è non adoperarli affatto e cercare, piuttosto, di fare sempre meglio. Così è stato per Quo Vadis: una linea straordinaria dove sono presenti solo 6 spit sugli ultimi tiri.

Schermata 2017-06-15 alle 17.05.11
Per comprendere meglio la sua etica di apertura, prendiamo in considerazione la chiodatura del terz’ultimo tiro di Quo Vadis. Dopo vari tentativi (cadute su un chiodo e su un friend), Nicola è finalmente riuscito a risolvere il boulder che lo attendeva: 6 metri compatti ed improteggibili. Arrivato ad una buona presa, si è appeso ai cliff per chiodare, ma senza successo: nessuna possibilità per i chiodi normali o per le protezioni veloci. Ma subito dopo il boulder le difficoltà calavano notevolmente. L’istinto era quello di ripartire subito, senza mettere giù nulla, ma non sarebbe stata una scelta onesta nei confronti dei ripetitori che si sarebbero trovati a dover fare un run out molto lungo e pericoloso, che Nicola invece avevo spezzato con un resting su cliff. Da qui, la scelta di mettere uno spit. “Chi ripete le mie vie sa come la penso e può conoscere ciò che sono riuscito a fare: pertanto, il passaggio obbligato in libera che ho fatto io deve saperlo fare anche lui. Viceversa, quello che non ho fatto non deve farlo nemmeno lui. E può conoscere i miei punti di debolezza, i punti dove fisico e mente hanno detto “basta”: là dove ho messo gli spit.
Per me, lo spit sulle mie vie in Dolomiti è sinonimo di ‘punto debole’, a cui ricorrere quando la mia testa ha detto stop”, afferma.
Schermata 2017-06-15 alle 17.01.58

La linea perfetta, ci si chiede, esiste? Se sì, qual è? Esiste, eccome! Senza dubbio è quella che gli ha regalato la nord est del Civetta: 1200 metri di parete con difficoltà fino al 7c, aperta senza forzare alcun passo in artificiale senza avere con sé nemmeno uno spit!
Per Nicola, l’alpinista è – per citare un’affermazione a lui molto cara di Armando Aste – un “cercatore d’infinito. E’ uno che vuole andare oltre, sempre oltre”.
E ben oltre è andato Nicola con la direttissima alla Cima Scotoni, nata “quasi per scherzo” e trasformatasi in un progetto davvero imponente.
LEGGI L’ARTICOLO SULLA DIRETTISSIMA ALLA CIMA SCOTONI. CLICCA QUI.
Schermata 2017-06-15 alle 17.06.28
A seguire, gli interventi di Simon Gietl, il quale ha raccontato principalmente delle sue aperture sulle cime di Lavaredo, rimarcando la sua ricerca di nuovi itinerari in modo prettamente tradizionale, senza uso di spit ma utilizzando l’artificiale per l’apertura.
Nadine Wallner ha presentato la sua visione “ibrida” di freerider- alpinista, che cerca di dare al suo modo di praticare la disciplina dello sci una direzione prettamente alpinistica.
Patrick auf den Blatten ha completato la rassegna, presentando un lato prettamente “divertente” del suo fare alpinismo, dove la libertà di poter fare in montagna tutto ciò che si desidera  compatibilmente con le proprie capacità e in sicurezza – è inevitabilmente legata dal divertimento puro.